Basta lasciarsi alle spalle le ultime case della città e prendere la strada che sale, tra ulivi e cipressi, per trovarsi in un'altra Firenze: più lenta, più silenziosa, fatta di muretti a secco, ville e piccoli tabernacoli agli angoli delle vie. Settignano è a meno di 3 km dalla casa, che si trova proprio ai piedi di queste colline, eppure sembra un mondo a parte. È il posto giusto per chi, dopo i musei, ha voglia di camminare e di guardare Firenze da lontano.
Il borgo degli scalpellini
Le colline di Settignano ospitavano le cave di pietra serena, la pietra grigio azzurra che vedete nelle colonne e nelle cornici di tante chiese fiorentine del Rinascimento. Intorno alle cave crebbe una tradizione di scalpellini da cui uscirono scultori di prima grandezza. Lo stesso Michelangelo, ricordando la sua infanzia al biografo Ascanio Condivi, raccontava che la sua balia era di Settignano, figlia e moglie di scalpellini, e scherzava sul fatto di aver bevuto insieme al latte la passione per il marmo.
Il nome più legato al borgo è quello di Desiderio da Settignano, scultore del Quattrocento capace di una delicatezza quasi pittorica: a Firenze potete ammirare il suo monumento funebre a Carlo Marsuppini nella basilica di Santa Croce e i suoi ritratti al Museo del Bargello. Da Settignano venivano anche i fratelli Rossellino e Bartolomeo Ammannati, nato qui nel 1511, autore della Fontana del Nettuno in Piazza della Signoria. Tra fine Ottocento e inizio Novecento le colline attirarono anche scrittori e artisti: Gabriele D'Annunzio visse alla villa La Capponcina ed Eleonora Duse alla villa detta La Porziuncola.
Due passi nel paese
Il centro del borgo è una piazza raccolta, con il monumento a Niccolò Tommaseo e la chiesa di Santa Maria Assunta. Non ci sono grandi monumenti da spuntare: il bello è camminare senza meta tra le viuzze, affacciarsi dai muretti verso la valle dell'Arno e osservare i portali e i tabernacoli in pietra lavorata, piccoli omaggi alla tradizione degli scalpellini.
Villa Gamberaia, un grande giardino in poco spazio
A breve distanza dal borgo si trova Villa Gamberaia, uno dei giardini più celebri d'Italia. La villa fu costruita a partire dal 1610 da Zanobi Lapi, un ricco mercante fiorentino; nel Settecento passò alla famiglia Capponi, che ampliò il giardino e lo arricchì di statue e fontane. Alla fine dell'Ottocento la acquistò la principessa Jeanne Ghyka, che sostituì le vecchie aiuole con le vasche d'acqua a specchio diventate il simbolo della villa. Nel 1944 un incendio devastò gli interni; dopo la guerra la villa e il giardino furono restaurati con cura. La scrittrice Edith Wharton la citava come esempio dell'arte di ottenere un grande effetto in uno spazio piccolo, ed è ancora così. Tra gli elementi da non perdere:
- il lungo viale erboso, un tempo usato per il gioco delle bocce, che attraversa tutta la proprietà;
- il parterre d'acqua, con le vasche incorniciate da siepi di bosso e di tasso;
- la grotta con i giochi di pietra e conchiglie, ombreggiata dai lecci;
- la limonaia e il giardino dei limoni in vaso;
- la vista sulla valle dell'Arno e su Firenze.
Come organizzare la mezza giornata
Il momento migliore è la mattina, quando la luce accarezza le siepi, oppure il tardo pomeriggio per la vista sulla città. Dalla casa si sale in pochi minuti d'auto, oppure con gli autobus di Autolinee Toscane, che pubblicano percorsi e orari aggiornati. Abbinate la visita al giardino a una passeggiata nel borgo e, se avete ancora voglia di camminare, alle stradine tra gli oliveti che scendono verso valle: tornerete a valle con le scarpe impolverate e gli occhi pieni di verde.
Una limonaia anche per voi
All'Antica Limonaia Chalet è un'autentica ex limonaia ai piedi delle colline di Settignano, a meno di 3 km da Villa Gamberaia: giardino privato tra gli ulivi, dove non è raro vedere piccoli scoiattoli.